Un medico su due in Italia fa visite e si prodiga in consulti online, secondo una ricerca del Politecnico di Milano, ma la digitalizzazione della sanità è ancora lontana da una concreta organizzazione. 

Nel corso del 2015 il numero di medici che utilizzano chat come Whatsapp per fornire dei consulti veloci ai propri pazienti ha superato il 50%, con una crescita pari al 33% rispetto al 2014. Questo è quanto emerge da una ricerca degli Osservatori del Politecnico di Milano, in occasione dell'ultimo rapporto sulla Sanità Digitale. 

La diagnosi via chat non è così rara

Whatsapp si è rivelato il mezzo più comodo per le consulenze veloci, per la sua semplicità di allegare foto di risultati di esami o di problemi superficiali, come l'immagine di uno sfogo sulla pelle o di una gola arrossata. Tutte patologie per le quali i medci possono prescivere ed indicare medicinali da banco da prendere per la cura. 

Anche la chat di Facebook si è rivelata un ottimo strumento, veloce e sicuro per mettersi in contatto con il proprio specialista. Non mancano però, interpretazioni positive, quanto negative sulla diffusione di questo fenomeno. Da un lato c'è chi guarda con favore all'utilizzo dei social media per le consulenze, sottolineando come la popolazione italiana stia iniziando a dimostrare fiducia nelle nuove tecnologie e nella digitalizzazione della sanità. Dall'altro lato però, non manca chi è convinto che il rapporto paziente - medico debba restare sul piano umano e quindi reale, o che comunque non si debbano usare strumenti appartenenti ad aziende private, quando sarebbe auspicabile il ricorso a piattaforme pubbliche, gestite direttamente dal nostro servizio sanitario nazionale. 

Privacy e tutela dei dati personali

Uno dei dubbi principali a riguardo è legato al concetto di privacy in un certo qual modo. Non sono in pochi coloro che pensano che i dati peronali dei pazienti dovrebbero essere inclusi in un Fascicolo sanitario elettronico, al quale i medici, e solo loro, potrebbero facilmente accedere. In teoria, il Fascicolo avrebbe dovuto essere una realtà già nel corso del 2015, ma al giorno d'oggi sono solo sei le regioni che ne dispongono, ovvero l'Emilia Romagna, la Lombardia, la Toscana, la Sardegna, la Valle d'Aosta e la Provincia Autonoma di Trento. Mentre alcune regioni stanno per lanciare il servizio, non hanno ancora risposto all'appello la Campania, la Calabria, la Sicilia e la Provincia Autonoma di Bolzano. Al di là dell'aver o meno accettato di realizzare il fascicolo, resta comunque il rischio che possa rivelarsi un contenitore vuoto, dal momento che non tutti i servizi di tutte le strutture sanitarie sono in grado di supportarlo. 

Dai dati raccolti dal Politecnico di Milano, i cittadini sono proprensi al ricorso delle nuove tecnologie per un consulto a distanza. Così come è aumentato il numero di cittadini che effettua prenotazioni per visite mediche online, cresce anche il numero di coloro che accedono ai propri referti sfruttando la rete, o che pagano le prestazioni attraverso moneta elettronica e canali virtuali.

Grande attesa e fiducia

C'è molta attesa per la fine di quest'anno, quando ci si aspetta una vera e propria svolta, nel momento in cui, infatti, tutte le pubbliche amministrazioni, comprese quelle sanitarie, saranno obbligate a offrire servizi di pagamento online, tramite la piattaforma PagoPA, ovvero un nodo centralizzato che collegherà con un clic la banca dei singoli utenti. 

Non ci resta che attendere, sperando che tutte le regioni e le pubbliche amministrazioni scelgano di entrare a far parte di un circuito digitalizzato, e nel frattempo contattare il nostro specialista in chat per ridurre i tempi di attesa e avere una diagnosi veloce e personalizzata per patologie più semplici. 

 

 

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